Mi inorgoglisce l’esser chiamato a scrivere su “il Maresciallo”. Ho iniziato da ventenne ad occuparmi di associazionismo proprio con la Pro-Loco di questo paese; qui ho avuto l’onore di trovarmi a contatto con persone straordinarie che, secondo il mio modesto punto di vista, hanno cambiato radicalmente il corso ormai obsoleto di quella Pro-Loco, rendendola nuovamente cardine e punto di riferimento dell’associazionismo e del folklore canalese.
Di queste persone sicuramente “Il Maresciallo” era tra gli esponenti di spicco.
Malgrado l’impostazione militare che lo caratterizzava, e che non fosse più proprio un giovanotto, sapeva cogliere al volo l’aria di nuovo che gli si presentava davanti, favorendo l’inserimento di nuove persone e di conseguenza nuove idee che potessero fare il bene dell’associazione Pro-Loco, ma soprattutto della sua creatura: la “Corsa del Bigonzo”.
Teneva a questa quasi quanto ai suoi familiari, gli voleva bene come si può voler bene ad un figlio, e proprio per questo assecondava chi, di volta in volta, lavorava per migliorarla.
Il lavoro di organizzazione della Creatura iniziava il 1° settembre e finiva il giorno della corsa dell’anno successivo. Ricordo quando, nel momento in cui uscivano le prime fotografie o il filmino ufficiale del Palio, noi più giovani venivamo convocati per visionare tutti gli strafalcioni del corteo, diceva: “quello c’ha l’orologio, quello c’ha le scarpe da ginnastica” e così via, elargendo sempre con molto garbo e simpatia “vaccate” clamorose.
Quando eravamo chiamati a lavorare, ci andavamo sempre volentieri, perché i suoi ordini da persona pacata e meticolosa quale era, erano sempre leggeri ma soprattutto di breve durata.
Era un uomo perbene, non si alterava mai, e come succede a tutte le persone importanti, l’apprezzamento della sua immensa opera è puntualmente arrivato solamente dopo la sua scomparsa. Quello che più mi colpiva allora, e che solamente in seguito ho imparato ad apprezzare, era la sua assoluta assenza nei momenti in cui
c’era da prendere gli elogi ed i complimenti.
Il giorno della festa il Maresciallo se ne stava pacato in un qualsiasi bivio nei meandri canalesi a fare il vigile ed indirizzare i turisti nell’una o nell’altra direzione.
Dopo aver costantemente lavorato per un anno alla realizzazione di tutta la logistica per il palio delle contrade, dai costumi ai cartelli stradali, preferiva starsene in disparte e lasciare al resto dei collaboratori i complimenti e gli apprezzamenti della gente, proprio perché il suo unico interesse era quello di salvaguardare la sua Creatura, non gli interessavano i salamelecchi gli interessava solamente che la Corsa del Bigonzo continuasse a vivere nel tempo, e quindi preferiva lasciare le luci della ribalta ad altri, sapendo che sul suo contributo il Palio avrebbe sempre potuto contare, e sperando che un po’ di complimenti e notorietà avessero fatto piacere a chi li riceveva invogliandoli a rimanere ed a lavorare ancora
per questa nostra splendida manifestazione.
Il Maresciallo ci ha lasciato sicuramente il messaggio: “Tutti sono utili e nessuno è indispensabile”, e solamente lavorando nell’interesse comune e senza particolari ambizioni personali, si può riuscire a far crescere questo paese e le sue alquanto bizzarre iniziative.
Quando riusciremo a lavorare per sviluppare questo paese veramente a misura d’uomo, senza stravolgere la nostra paesanità, e mi riferisco sicuramente a noi che viviamo in maniera diretta l’associazionismo locale, le forze politiche locali, i commercianti, gli artigiani, allora potremo anche pensare che l’insegnamento che questi grandi personaggi ci hanno lasciato (non posso dimenticare assolutamente di citare “il Boss”),
magari anche senza volerlo, non è andato perduto.
Umilmente
Riccardo Rabbai